Il Mucchio Selvaggio Scelte Maggio 2000

Ciò che infastidisce nella maggior parte dei troppi dischi di hip hop che vedono la luce in Italia (troppi sia rispetto alle capacità di assorbimento del mer-cato che in rapporto alla pazien-za, non sconfinata, di chi scrive) è che da subito si avverte che, della complessa e ricchissima cultura che sottende tale genere musicale, gli autori non hanno che un'infarinatura e che non si rendono conto che è questo un ambito in cui i bluff si scoprono subito.

A volte si sente che la cultura c'è, ma manca il talento. Altre c'è pure il talento ma, per motivi economici o per inespe-rienza, la produzione non è all'altezza. Cosa resta, allora? Pochi titoli, davvero pochi, che non ti fanno rimpiangere il tempo speso per esaminarli. Che magari - addirittura! - ti viene voglia di riascoltare dopo che ne hai scritto. Come ad esempio questo debutto di una numerosa crew napoletana (undici titolari e la consueta corona di ospiti) che incastona tredici brani, hardcore nella sostanza ma godibili quanto basta per conquistare anche un pubblico non specializzato, fra due belle dimostrazioni di stile: l'incipit di "Lo show", discussione fra amici su un passo break, e il dittico "Elektributo"/'ln ioop", in cui i nostri amici frullano con sapienza elektro del tempo che fu, una miriade di campionamenti, dai Kraftwerk a Piero Umiliani.

Giostra irresistibile e non il solo esempio (si ascolti "Ancora mo'") di inserimento di brandelli di pop italiano nel tessuto di un funky grasso e ombroso che la-scia occasionalmente il passo ("Stacca") a fascinazioni reggae. E.C.

 

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